CRITICA

 

...Per capire davvero l'arte di Max Läubli bisogna partire proprio da lì: da questa casa-gardino-eden verde di muschi, dove la pittura non è che una parte di un tutto assai più vasto, non è che uno dei possibili modi – un dono certamente, nobilissimo e carico di storia – con cui esprimere ed incarnare una concezione di vita, un modo di rapportarsi al mondo. Ma non è l'unico e nemmeno il più importante. Il concetto di arte come stile non ha a che fare, non c'entra qui dentro, o c'entra solo in un secondo momento. L'arte per Max è una questione di vita, non di stile: semmai di responsabilità e filosofia di vita. Il paradosso è che non si può giudicare l'arte di Max staccandola dal suo contesto di vita – reale, vissuta, sentita – per appenderla e giudicarla, come si fa con molti altri artisti, all'interno di una qualsiasi galleria. Lo si può fare, ma se ne perde il contesto, e con esso anche il suo significato profondo di totalità ed esemplarità: vale a dire quello di un mezzo che assieme ad altri, in particolare con il suo modo di vivere, assume il valore di una rinnovata utopia, di resistenza all'appiattimento e all'omologazione, a favore di un sostanziale ricongiungimento con le nostre radici, con la natura ed il cosmo. In parte succede per lui quel che capita per quegli strani artisti che danno vita a un loro mondo fantastico, visionario, fuori da ogni moda o scuola: o se ne assume la globalità, l'esemplarità del significato complessivo o se ne resta fuori. Così nel caso di Max: o se ne colgono la coerenza e la continuità di vita e di pensiero nel corso degli anni e dei decenni o ci sfugge il messaggio più profondo e salvifico della sua arte. Giudicarlo sul metro del puro stile, della sua appartenenza a questa o a quella corrente, o della sua maggiore o minore aderenza ai linguaggi della contemporaneità, si può certo fare, si deve anche fare, ma non è tutto, non basta e non funziona.

Anzi tutto perché l'arte di Max non è solo la pittura, anche se questa ne costituisce la componente più visibile e vasta, specie fuori di casa, nei luoghi di pubblica esposizione. È qualcosa di molto più vasto, e bisogna proprio entrare dentro casa o immergersi nel suo giardino per capirlo e sentirlo davvero. È una creatività diffusa e molto variegata, pluridirezionale, che va dalla fruttiera in forma di colomba-augurale, ricavata da un'antica trave, al segno inciso su un'antica pietra; dal manichino abbandonato e da lui fatto rivivere come maschera, al sasso levigato dei flussi correnti delle acque; una creatività che attraversa materiali spazi e tempi diversi, fatta di disparati segni, di oggetti trovati – sia antichi che moderni – recuperati, assemblati o reinventati, di sculture in legno pietra o ferro, di pitture e tecniche varie che vanno dall'affresco al mosaico, di spazi reali e simbolici ad un tempo (come la sua cantina-catacomba-oratorio), di memorie che discendono la catena delle generazioni fino al presente. L'arte vissuta e praticata da Max è insomma un'entità complessa a più livelli e facce; è un modo di vivere non di dipingere, ma che si realizza anche attraverso il dipingere.

Questo non significa che la questione della forma o del linguaggio siano indifferenti alla sua pittura, che non si sottrae certo all'analisi...

Estratto del testo di Claudio Guarda per il catalogo della mostra 2012 a Casa Cavalier Pellanda di Biasca : UN'OASE DI ANTICA SAGGEZZA.


Signore e Signori, cari Amici benvenuti nel fantastico mondo del fantastico!
La mostra - LO SGUARDO OLTRE – è un invito a guardare oltre le apparenze, oltre il nostro orizzonte mentale e a penetrare in quella sottile e invisibile linea che separa il reale dall'irreale fino a scorgere i contorni meravigliosi e perturbanti del mondo di Sibylle, Madeleine e Max.
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Werner Weick, 2010, Galleria Colora, Locarno.


Scegliere, come ha fatto Max Läubli, di essere pittore di racconto e di contenuti, significa - in un'epoca che privilegia l'arte pura - intraprendere un cammino solitario, estraneo a congreghe e raggruppamenti di sorta; per conseguenza, significa esporsi all'incomprensione.
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Maria Will, 2009, Mostra nell'Oratorio Sant'Ambrosi, Claro.


…Da quando, esattamente cinquant'anni fa, Max Läubli si è installato in una frazione rustica del paese di Claro e, a poco a poco, si è forgiato con le proprie mani una sorta di paradiso terrestre in comunione con la natura - che non significa però svenevole idillio - ha perseguito parallelamente una ricerca pittorica che si presenta oggi come una sterminata raccolta de parabole figurate. Parabole in cui si riflette la maturazione del pensiero di Läubli avvenuta attraverso l'esperienza vissuta. Non eremita fuori dal mondo, ma partecipe e attento osservatore del proprio tempo, dipinge nelle sue opere surreali - condotte con finissimo disegno e gioia per il colore - niente'altro che la realtà come la vedremmo anche noi se fossimo meno ciechi. Un campione dei suoi lavori, fra cui alcuni pezzi fuori dall'ordinario, sono ora esposti a Bioggio in una mostra dedicata alle multiformi forme, tutte incantevoli, della inarrestabile vita….

Maria Will - Estratto dall'articolo pubblicato nell'Azione del 23.2.2009


… In occasione di mostre e nel suo atelier - che ha del magico - ho visto l'interpretazione di eventi, le caricature di potenti e di istituzioni, inseriti in composizioni incredibili che solo la sua mente e il suo pennello possono proporre alla riflessione dell'osservatore. E l'osservatore è stimolato affinché tragga gli insegnamenti che egli stesso può assumere attraverso la simbologia. Ecco, questo è Max Läubli, che oggi si presenta al pubblico di Bioggio con una serie di opere nelle quale l'elemento antropomorfo si fonde con forme tratte dalla natura e anche il contrario: forme di vegetali che assumono apparenze umane per sommatoria reciproca o che accolgono le moltitudini come in un contenitore. Il risultato non è quello della rappresentazione di nature morte nel senso tradizionale del concetto, ma nuovamente e sempre si ritrova il messaggio simbolico, intimistico, indirizzato all'Uomo quale responsabile della convivenza con la Natura e che nella Natura ritrova la sua vita materiale e interiore. Max ottiene la potenza del suo urlo - giacché di urlo si tratta - attraverso l'espressione surrealista, portata ai vertici qualitativi dell'abilità della sua mano e dalla finezza del suo spirito.

Guido Tallone - Estratto dal testo per la presentazione della mostra al Municipio di Bioggio, il 13 febbraio 2009


Per Madeleine Läubli-Steinauer e per Max Läubli - per questa coppia di artisti che vivono un'unione di rara coerenza e consonanza - il colore è l'essenza del mondo e di quanto appartiene all'umano. Veicolo privilegiato di ogni emozione e di ogni ragione ragionata, il colore - squillante e cloisonné - riempie di sé le opere tessili di lei e le opere dipinte di lui, disponendosi per lo più secondo una sorta di horror vacui, che traduce una visionarietà di tipo narrativo con, al suo centro, un forte senso di rivelazione.
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Maria Will, 2008


“Di fronte a un mondo che sembra non aver più nulla da dire e da raccontare (anche in pittura), o rinuncia a voler dire perché non crede più nel valore salvifico della parola ed insegue l'astratta purezza di una forma tutta mentale, Max Läubli è prima di tutto pittore di contenuti e di affabulazioni, di viaggi in mondi inesplorati e di avventure vissute sulla vela di una tela: è insomma uomo con un suo mondo interiore e fantastico che si svela attraverso le forme e i colori, e si esprime nell'atto di dipingere.

Le prime cose che colpiscono di Max Läubli accostandone la pittura sono dunque da una parte la marginalità, che è poi anche individualità, rispetto a mode e correnti, quasi fosse uomo fuori dal tempo; dall'altra la feconda capacità creativa che dà vita a forme e racconti.”

Claudio Guarda


“I quadri di questo artista vanno guardati con un particolare riguardo per i significati, per i contenuti di pensiero, per la filosofia che li sostiene. E il suo simbolismo, il suo surrealismo, la sua disposizione onirica e fantastica si presentano come vie ricche di immagini e di indicazioni…”

V. Castiglioni


“ La pittura di Läubli si caratterizza ad un primo esame per le sue indubbie qualità tecniche. Si tratta di una pittura che possiede sotto certi versi un sapore antico nella sua estrema meticolosità nell'indugiare su particolari che vengono tutti ad assumer un ruolo preciso all'interno del dipinto.”

Pier Riccardo Frigeri


"...Max Läubli ha conservato, nella sua figurazione, un carattere indubitabilmente nordico, tedesco. E, in primo luogo, si percepisce come frutto di una dirittura tutta nordica, la forte carica morale di cui è investita la sua pittura. Sono -i suoi dipinti ricchi di colore di figure di racconto - tante allegorie dei mali del nostro tempo, delle assurdità delle convenzioni sociali, della progressiva disumanizzazione legata alla negazione e alla brutalizzazione della natura. Facile andare con il pensiero a moralisti insigni come Bosch o come Bruegel. Ma i richiami alla grande pittura del passato - alla luminosità della pittura del primo Rinascimento oppure ai giochi strabilianti dell'Arcimboldo - si moltiplicano nelle opere di Läubli, che hanno sempre un impianto complesso e fantasmagorico, vagamente simile nel suo sviluppo ad un gioco di scatole cinesi..."

Maria Will 2006